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Considerazioni Assemblea Nazionale

Una AC en salida

Lo ammetto! Prima di partire sono stata presa da un piccolo attacco di panico: ho guardato il programma dell’assemblea. Ed io non abituata a ritmi tanto serrati credevo proprio che non ce l’avrei fatta. Invece si è rivelata un’esperienza entusiasmante e bellissima.
Una volta ritornata a casa ho iniziato a pensare a questi tre giorni come al volo di un aeroplanino, quelli fatti di carta, partito da Caserta o da qualsiasi altra città italiana con direzione Roma. Arrivato però, l’aereoplanino non atterra, continua il suo volo e inizialmente “vuoto” comincia pian piano a riempirsi di guance che si salutano, di dialetti, di volti, di tanti volti. Per tre giorni non tocca mai terrà e ancora si carica di preghiere e di canti gioiosi e di quella speranza e di quell’ottimismo che riconosci in chi è di AC. Si! Ed è forse proprio l’assemblea nazionale il momento più importante per consapevolizzare un’imprescindibile realtà: l’AC è di tutti noi, accompagna le nostre vite con un impegno educativo che sia giusto per ogni età, dall’ACR fino agli adulti.

Iniziata mercoledì 30 aprile e terminata sabato 3 maggio, tenutasi presso la Domus Pacis, la XV Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, ha avuto come tema: “Persone nuove in Cristo Gesù. Corresponsabili della gioia di vivere”. Circa 800 i delegati provenienti da tutte le diocesi d’Italia, chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio nazionale dell’Associazione per il triennio 2014/2017. Nutrito anche il gruppo degli uditori e quello degli ospiti, provenienti da diversi Paesi, non solo europei.

In primis i saluti d’apertura affidati ad un emozionato Franco Miano, presidente nazionale di AC, che ci dice che “la sfida vera è quella di riscoprirci come una realtà di relazione, pensarci legati gli uni agli altri, responsabili gli uni degli altri, perché solo nello stare insieme si riscopre la gioia di vivere” ; a seguire i saluti di Emilio Inzaurraga, presidente nazionale dell’AC Argentina e Coordinatore Segretario del Fiac, il quale ha sottolineato che il tema dell’Assemblea è “un invito a non fermarci per lo scoraggiamento, l’indifferenza, la paura, ma mostrare a tutti la forza della nostra fede che deve permetterci di essere un AC “en salida”, come già detto anche da papa Francesco, che sia disposta ad arrivare a tutti, che sia missionaria e che sia portatrice di gioia vera”. I saluti e l’augurio di “buon lavoro” sono arrivati anche dal card. Angelo Bagnasco, Presidente della Cei, da mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei , da mons. Domenico Sigalini, presidente della Commissione episcopale per il laicato e dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano.

I lavori della XV Assemblea sono iniziati già dal giorno dell’arrivo e hanno riguardato tematiche come la dimensione dell’incontro, il dialogo tra le generazioni, l’attualità della “scelta religiosa”, il servizio alla “città” e al paese, il ruolo insostituibile degli assistenti, lo sviluppo del Forum internazionale di AC (Fiac). Nei giorni successivi i vari gruppi di lavoro hanno esaminato le proposte del documento assembleare suggerendo anche variazioni in diversi ambiti. Si è quindi avuto modo di sperimentare e realizzare l’indole democratica dell’AC, in quanto è proprio in assemblea che i responsabili a tutti i livelli, hanno l’opportunità di confrontarsi per tracciare le linee progettuali che orienteranno il cammino futuro dell’Azione Cattolica ed esercitare il proprio diritto di voto per eleggere coloro che saranno chiamati a ricoprire cariche direttive per il prossimo triennio.

A conclusione di questi giorni assembleari c’è stato l’incontro con Papa Francesco nell’Aula Paolo VI. Oltre ai delegati ,vi hanno preso parte più di 7000 presidenti parrocchiali e assistenti di Azione Cattolica provenienti dalle chiese locali di
tutto il Paese. Il Papa ha ripetuto ancora una volta di vivere per “una Chiesa in uscita”, che incontri le persone come sono e dove stanno, nelle parrocchie, nei territori, nei luoghi di vita, nelle periferie. Una chiesa che apra le porte per far si che Gesù possa andare al di fuori. È questo il modo giusto in cui l’AC deve evangelizzare per contribuire a trasformare la società e orientarla al bene. Così ci ha voluto consegnare tre verbi: rimanere, andare, gioire. “Rimanere con Gesù e rimanere in Gesù. Essere annunciatori e testimoni. Andare, non fermarsi, ma andare uscendo. Mai un’AC ferma. Gioire ed esultare sempre nel Signore. Vivere la fede con gioia è cantare la fede”. Alla fine ho consapevolizzato che in questi tre giorni l’aeroplanino di carta che era solo mio è diventato di tanti e attraverso la condivisione si è caricato ulteriormente di desideri, paure, attenzioni, parole, sorrisi e propositi positivi facendo un pieno di storie e di esperienze che si sono tradotte in una generale certezza: avere fiducia nel futuro. Infatti il coraggio e l’entusiasmo che ho visto diffusi in tutti i partecipanti costituiscono certamente la base per costruire un futuro migliore per superare le difficoltà del presente.

Maria Cecere